Ci racconti brevemente la storia della sua azienda e come la sua cantina si inserisce nel panorama vitivinicolo locale.

La nostra è una piccola cantina a conduzione familiare. In realtà in Molise non ci sono azienda davvero grandi. Sono quasi tutte piccole. Noi dal punto di vista del numero delle bottiglie siamo piccoli, ne produciamo circa 20.000 annue, ma come si dice?! “botte piccola vino buono!”

Nel 1999 mio padre andando in pensione ha lasciato al gestione dell’azienda a me.

La famiglia è da varie generazione una famiglia di agricoltori, ma i vigneti venivano curati solo per produrre vino di consumo familiare.

Nel 1999 ho deciso di ampliare le produzioni introducendo la coltivazione della vite (prima i 100 ettari erano dedicati a colture di cereali e uliveti).

Con questo progetto abbiamo cominciato a impiantare 4 ettari.

I primi anni conferivo le uve ad una cantina sociale e poi ho iniziato a trasformarne una parte.

Tutto il ricavato veniva reinvestito sulle attrezzature di cui avevo bisogno per ampliare il lavoro e così pian piano abbiamo è nata la nostra prima bottiglia, la prima nel 2004 con etichetta scritta a mano.

Se dovessi dire cosa mi differenzia dagli altri direi che nel nostro vino c’è il cuore. Sono forse davvero l’unico in regione che tocca ad uno ad uno tutti i grappoli che finiscono nelle mie bottiglie. L’idea è che bevendolo le persone possano ritrovare nel bicchiere il sapore della nostra terra e l’odore dell’amore che mettiamo nel nostro lavoro.

– Se dovesse scegliere tra i vini che produce a quale si sentirebbe più legato? Per quali motivi?

Il SATOR è sicuramente il mio primo “figliolo”  e il primo amore si dice che non si scorda mai; è stata questa bottiglia a far conoscere l’azienda, per questo vi sono molto legato.

– Al vino di cui ci ha appena parlato cosa abbinerebbe come cibo?

E’ un vino di facile abbinamento, primi strutturati, secondi come arrosti, carne alla brace,

ma è davvero molto versatile, è un vino che si lascia bere anche in meditazione o sorseggiare quando si è tra amici.

– Ci racconti un aneddoto o una storia legati alla sua azienda o al vostro territorio.

Beh! Il mio inizio non è stato dei più semplici perchè ho un padre abbastanza autoritario per cui quando ha deciso di lasciare le redini è stato più una formalità che un dato di fatto…

Quando gli proposi di impiantare i vigneti mi rispose che era un’idea balorda e che non se ne sarebbe fatto niente! Io però tenni duro, perchè volevo mettere del mio nell’azienda e farla crescere. C’era un bando che mi permetteva di avere a fondo perduto una parte della liquidità che mi avrebbe permesso di avviare questo sogno, ma mio padre non cedeva, allora lo misi alle strette e gli dichiarai che cambiavo lavoro e andavo a vivere fuori.

A due giorni della scadenza della presentazione della domanda, mio padre mi disse di fare quel che volevo e così …. in quei 2 giorni decisi il mio destino e ora mi trovo a fare il vigneron! Da allora poi con il matrimonio è arrivato anche il supporto di mia moglie che mi sostiene nelle scelte dell’azienda!