Ci racconti brevemente la storia della sua azienda e come la sua cantina si inserisce nel panorama vitivinicolo locale:

Il Podere Campriano entra a far parte della famiglia Lapini con l’acquisto da parte di mio nonno Nello nel 1939, che lo ha coltivato con viti ed olivi a “promiscuo” fino al 1999 quando abbiamo deciso di ristrutturarlo, nelle vigne e nella parte abitativa.
Oggi, Podere Campriano è una piccola azienda vinicola biologica familiare, ed un agriturismo sostenibile, parte integrante del panorama del chianti Classico, come rappresentate delle “famiglie contadine” che hanno modernizzato la loro produzione per arrivare ad uno stato qualitativo più elevato e più consono ai nostri tempi, senza mai perdere di vista però, la tradizione. Luca si prende cura della produzione del vino, Elena della parte agrituristica.

Se dovesse scegliere tra i vini che produce a quale si sentirebbe più legato? Per quali motivi?

Il vino al quale siamo più legati è senza dubbio L”80”, prodotto dalla vigna storica di famiglia piantata appunto negli anni 80. Il profumo che il vino emana, mi ricorda ogni volta, i momenti passati con mio nonno a pestare con i piedi, il mosto del vino. Quell’odore risveglia in me bellissimi ricordi.
Una piccola anteprima: dalla vendemmia 2017, abbiamo intitolato questo vino a mio padre Valerio Lapini, che purtroppo ci ha lasciati, creando la Riserva del Fondatore Valerio Lapini, Chianti Classico Riserva docg BIO.

Al vino di cui ci ha appena parlato cosa abbinerebbe come cibo?

Il vino IGT “80” Bio, a breve Chianti Classico Riserva del Fondatore “80” Bio, è un vino di grande struttura, con un’intensità importante da abbinare a formaggi stagionati, ad un ricco arrosto di carni o semplicemente come vino da meditazione, difronte ad un camino acceso.

Ci racconti un aneddoto o una storia legati alla sua azienda o al vostro territorio.

Abbiamo cercato di trovare le origini del Podere e sopratutto del nome Campriano, e siamo riusciti a trovare alcune testimonianze che parlano degli Etruschi quali “inventori” della denominazione Campriano. Loro infatti, chiamavano le colline fertili, un “Campriano”, così, durante il loro passaggi, potevano riconoscere i luoghi più adatti per piantare le loro coltivazioni.