Ci racconti brevemente la storia della sua azienda e come la sua cantina si inserisce nel panorama vitivinicolo locale.

Nata nel 2005 da zero. Sono il secondo nato di una storica azienda agricola con mio padre pioniere della viticoltura di qualità in Val Venosta (1970 prima annata con imbottigliamento di Pinot Nero in barrique). Mio fratello segue adesso la storica azienda. Io invece mi sono laureato in economia a Vienna e ho lavorato come manager per 10 anni in multinazionali. Poi il vino mi ha sempre interessato molto (non solo il consumo, ma specialmente il marketing – titolo della mia tesi) e a un certo punto della mia vita ho deciso di lasciare le multinazionali e di ritornare al mondo del vino. Mio padre ha lasciato una piccola parte dell’azienda storica a me (per fortuna, sapendo che da noi in Val Venosta un ettaro agricolo costa ca. 1.000.000€!) per poter iniziare la mia propria attività. Fino al 2014 ho vinificato le mie uve in una cantina di un amico a Marlengo (vicino a Merano), nel 2015 ho costruito la mia cantina e da quel momento produco al 100% il mio vino come lo voglio io. Un’avventura finora molto soddisfacente. Sono anche un distillatore artigianale con la mia licenza forfettaria (dal 2005).

Il nostro panorama vitivinicolo in Val Venosta ha una storia di 50 anni, attualmente siamo 10 cantine tra 90 e 10mila bottiglie produzione totale annua. Quindi siamo più o meno una famiglia di viticoltori eroici (altitudini tra 500 e 1000 m e quasi tutti i terreni su pendii del 30% o anche di più, simile alla Valtellina). Io sono quello senza formazione enologica, ma con lo spirito di imprenditore e la nuova generazione di viticoltori in valle mi ascoltano. Io ho anche una piccola distribuzione di vini di altre cantine (sempre piccole e di alto livello, di tutta l’Italia), ho un network largo, viaggio spesso e vendo tanto direttamente al canale Horeca. Così i colleghi mi ascoltano, sapendo che seguo il mercato a 360°. Poi negli ultimi 5 anni hanno visto che sono anche capace di vinificare il mio vino con successo. Mi sento molto bene…

 

– Se dovesse scegliere tra i vini che produce a quale si sentirebbe più legato? Per quali motivi?

Senza dubbio il mio vino di cuore è il PINOT NERO, il mio vino più importante. La Val Venosta è una zona ideale per produrre pinot nero: siccità, caldo di giorno, fresco di notte, suoli leggeri di sciste sabbiosa. Il mio pinot nero (PINOT NOIR in etichetta) riflette tutto quello che amo nel vino: tipicità, eleganza, profondità e facilità di beva. Può invecchiare almeno 10 anni e cresce molto in bottiglia.

 

– Al vino di cui ci ha appena parlato cosa abbinerebbe come cibo?

In prima linea tutti i secondi piatti, dalla carne al pesce.

 

– Ci racconti un aneddoto o una storia legati alla sua azienda o al vostro territorio.

Nel lontano 1970 mio padre ha costruito il primo vigneto importante (1,5 ettari) con sistema spalliera/Guyot. I “saggi” del vino altoatesino si sono divertiti di questa idea – loro erano ancora fissati al 100% alla pergola (in quel periodo la produzione di vino in Alto Adige era dell’80% di uva Schiava per i mercati storici Austria, Baviera, Svizzera) . Erano sicuri che la cosa doveva andare male – invece oggi 80% di vigneti da noi è a spalliera… Mio padre aveva studiato a Geisenheim/Germania e voleva provare da noi quello che nel mondo  del vino era standard.