– Ci racconti brevemente la storia della sua azienda e come la sua cantina si inserisce nel panorama vitivinicolo locale.

La mia è la storia di una che ha dovuto correre tanto. Come Forrest Gump, ho iniziato a correre partendo da zero, animata solo dalla volontà. Senza capitali, senza un territorio vinicolo importante, senza DOC riconosciute e senza una famiglia nel settore, ho iniziato a correre 36 anni fa non ho mai smesso. Per arrivare qui mi sono molto allenata. Sembra facile a dirlo, ma è stato un percorso lungo. Non sapevo nulla, ho imparato tutto sul campo, spesso dai miei stessi errori. I primi dieci anni ho dovuto capire dove fossi, quali fossero i punti forti del mio territorio. Poi, come una trottola, ho iniziato a creare Velenosi senza fermarmi mai, costruendo il mio brand e quello del mio territorio, il Piceno, che sento sempre più mio.

– Se dovesse scegliere tra i vini che produce a quale si sentirebbe più legato? Per quali motivi?

I vini che produco sono come dei figli ed è difficile stabilire a quale sia più legata. Posso dire però che il vino che più mi rappresenta sono le bollicine e soprattutto il metodo classico che riposa 10 anni sui lieviti.  Abbiamo molte cose in comune! Se dovessi descrivere il mio carattere mi definirei molto spumeggiante, frizzante ma allo stesso tempo complessa. Non ho un carattere facile e sicuramente ci si mette un po’ a capirmi. Sono molto generosa, ma ci metto un po’ ad aprirmi, a rivelare tutte le mie sfumature. La parte più difficile del mio carattere è quando mi arrabbio. Come il botto di una bottiglia di spumante, ogni tanto esplodo, quel tanto che basta ad alleggerire la pressione. Non sono per nulla rancorosa, e dopo ogni ‘botto’ tutto torna tranquillo. Sono socievole, in fondo mi è facile piacere, un po’ come uno spumante che piace a tutti. Sto bene con me stessa e ho imparato a prendermi i miei tempi, come per lo sport, che pratico ogni mattina. Mi adatto a tutte le situazioni, come lo spumante che si può bere con qualsiasi cibo. Insomma, se mi dovessi descrivere sarei proprio un metodo classico. Come lui, miglioro di certo con il tempo.

– Al vino di cui ci ha appena parlato cosa abbinerebbe come cibo?

Per restare nella tradizione del nostro territorio Piceno, suggerirei le nostre olive all’ascolana. Il perlage fine e la bella acidità del metodo classico si sposano bene con il fritto dell’oliva ascolana in quanto il vino riesce a “pulire” la bocca dalla parte grassa dell’oliva fritta. Inoltre anche la nota amarognola dell’oliva viene attenuata dalla freschezza del vino.

– Ci racconti un aneddoto o una storia legati alla sua azienda o al vostro territorio.

Di aneddoti di vita ne ho tanti, ma ne scelgo uno tra tutti per la lezione di vita. Durante una mia visita ad un cliente che non comprava i miei vini, decisi di comparare il suo vino della casa con il mio. Decantai le lodi del mio vino e disprezzai quello che lui serviva nel suo locale. Lui ci rimase molto male e mi disse che non dovevo denigrare la sua scelta. Mi fece notare che io ero presuntuosa e maleducata. Fu una lezione che ha totalmente cambiato il mio modo di vendere. Ad oggi, mi focalizzo molto sulla forza dei miei vini. La brutta figura che avevo fatto fu importante per capire che bisogna avere molto rispetto delle scelte dei nostri clienti.