Cari amici, era una sera di agosto di due anni fa che, dopo aver finalmente messo a letto i figli, mi stavo rilassando leggendo un numero de L’Assaggiatore, mensile dell’ Onav e sono incappato in un articolo assai interessante che ha colpito la mia attenzione. Questo articolo parlava di una cantina pugliese assai particolare che unica nel suo genere ha sperimentato con i vitigni autoctoni il metodo classico di rifermentazione in bottiglia. Ed ecco che da un’ amicizia di tre persone, amicizia che affonda le radici nella musica jazz, poi maturata e rinsaldata negli anni attraverso la passione comune per il vino ed i vitigni autoctoni del Tavoliere, nasce la cantina D’Araprì.

Alla base di tutto, la convinzione di poter produrre anche al Sud spumanti di pregio, e l’intuizione – poi rivelatasi vincente – di poter valorizzare nelle “bollicine” il vitigno autoctono della Capitanata  “Bombino bianco” che nella spumantizzazione riesce ad esprimersi nella sua pienezza. Il resto è capacità imprenditoriale ed uno straordinario attaccamento ai valori d’origine del territorio. E’ così che i tre amici, Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore hanno creato, nel 1979, l’apprezzata e rinomata produzione di spumanti “d’Araprì” ( il marchio è dato dalle prime lettere dei tre cognomi letti in successione ), unica realtà pugliese che produce esclusivamente spumanti con il metodo classico, ovvero con fermentazione in bottiglia, detto anche metodo “Champenoise”, tra le pochissime in tutto il meridione d’Italia. A d’Araprì va riconosciuto il merito di essere stata la prima cantina a far nascere e guidare  l’affermazione degli spumanti autoctoni, soprattutto nel Sud Italia. Gli spumanti della Casa d’Araprì non sono certo quelli che dominano le pagine pubblicitarie delle riviste: il loro segreto si custodisce gelosamente e si rivela soltanto agli amici più fidati.